
Viaggio nella città sacra della Tunisia
Kairouan, o al-Qayrawan secondo la traslitterazione dall’arabo, è una delle città più importanti della storia tunisina. Il documento la presenta come una città sacra dell’Islam, legata in modo particolare alla Grande Moschea di Uqba e alla lunga tradizione religiosa e culturale sviluppatasi intorno ad essa.
La città iniziò presto ad attirare studiosi, religiosi e mistici che vi fondarono scuole e biblioteche. La costruzione della Grande Moschea alla fine del VII secolo contribuì a trasformare Kairouan in un centro di riferimento per tutto il Maghreb.
Durante il periodo aghlabide la città conobbe una fase di grande prestigio. Il documento utilizza l’immagine della “Parigi del mondo islamico” per rendere l’idea del ruolo culturale raggiunto prima della fase di declino iniziata nel X secolo.

La Grande Moschea di Uqba
Il simbolo di Kairouan è la Grande Moschea di Uqba, chiamata anche Grande Moschea di al-Qayrawan. È uno dei più importanti edifici religiosi dell’Africa settentrionale e un magnifico esempio dell’architettura di epoca aghlabide.
Dall’esterno il complesso ha un aspetto quasi militare: mura massicce e volumi compatti ricordano una fortezza. All’interno, invece, si apre un grande cortile circondato da un colonnato che conduce alla musalla, la sala destinata alla preghiera.

Accanto alla moschea si alza il possente minareto. Il documento ne ricorda la lunga storia costruttiva, legata anche alle ricostruzioni successive alle devastazioni dell’invasione berbera della fine del VII secolo.
Poiché si tratta di un luogo di culto attivo e molto venerato, è necessario vestirsi in modo adeguato e organizzare la visita al di fuori degli orari di preghiera. Il testo cita inoltre la Moschea del Barbiere, o zaouia Sidi Saheb, costruita nel XVII secolo e legata alla tradizione di uno dei compagni del Profeta.
Il centro e la Medina di Kairouan
La Medina è un labirinto di viuzze, porte elaborate, cupole bianche, botteghe e profumi di spezie. Il documento insiste sul piacere di vagare senza un percorso troppo rigido, osservando i piccoli venditori dei souk e fermandosi nei caffè per un tè alla menta.
Le strade più strette confluiscono in assi più ampi e poi tornano a perdersi tra edifici bassi dai muri color terra. È un ambiente nel quale la dimensione monumentale convive con una vita quotidiana molto presente.

Il documento ricorda anche il legame tra Kairouan e Paul Klee. Il pittore rimase profondamente colpito dalla luce e dalle atmosfere della città, tanto da trasformare quelle impressioni in opere e appunti di viaggio. È un riferimento interessante perché aiuta a capire quanto il colore e la luce di Kairouan abbiano colpito i visitatori ben prima del turismo contemporaneo.
Il Pozzo Barrouta
Un altro luogo caratteristico è il Pozzo Barrouta, una sorgente di acqua dolce antica quasi quanto la città. Il pozzo, profondo circa dieci metri, era un punto importante per l’approvvigionamento della popolazione e dei pellegrini diretti alla Grande Moschea.
Il sistema tradizionale utilizzava una grande ruota, la noria, azionata da un dromedario. Il documento descrive il meccanismo con particolare attenzione: la ruota veniva fatta girare in senso antiorario da un animale semibendato e permetteva di sollevare l’acqua dal pozzo.

I serbatoi d’acqua aghlabidi
Per comprendere il livello tecnico raggiunto dalla città in epoca aghlabide bisogna uscire dalla Medina e dirigersi verso i grandi serbatoi d’acqua. Si tratta di enormi strutture circolari costruite per raccogliere l’acqua piovana e distribuirla attraverso un sistema di canalizzazioni e cisterne.
Realizzati attorno all’800, facevano parte di un complesso idraulico molto più ampio. La loro scala è ancora oggi impressionante e testimonia quanto la gestione dell’acqua fosse essenziale per una grande città situata in una regione dal clima difficile.
I tappeti di Kairouan
Storie e leggende si intrecciano intorno a uno dei prodotti più famosi della città: i tappeti. Secondo la tradizione riportata nel documento, nel XIX secolo la figlia di un governatore ottomano avrebbe introdotto la tessitura di un tappeto di lana a pelo alto, dando impulso a una produzione destinata a rendere Kairouan la capitale tunisina del tappeto.
I modelli classici ricordano quelli orientali: un medaglione centrale, motivi floreali, bordure con strisce parallele e, nelle versioni tradizionali, tonalità rosso cremisi. Nella Medina vale la pena osservare il lavoro degli artigiani negli atelier e non limitarsi soltanto alle esposizioni dei negozi.
